fbpx

Novità

L’anziana Marchesa e l’insospettabile assassino

Lettori: 878

Alle origini delle mie frequentazioni di Palazzo Barberini a Roma ci sono una donna e un delitto. 

Ora concentriamoci sul delitto, la cui storia è stata riportata da Vincenzo Cerami nel libro Fattacci (Mondadori), che ricostruisce le trame di quattro delitti che riempirono le cronache nella seconda metà del Novecento.

Il libro indaga l’attrazione inconscia del male che ha coinvolto persone fino al giorno prima perbene. A tutti può toccare di ritrovarsi a fare i conti con un assassino insospettabile. Una delle quattro trame raccontate da Cerami incrocia la mia storia personale. 

Siamo alla fine degli anni Sessanta e un uomo molto ricco decise di sposare una giovane donna, molto bella e affascinante. Sin dai primi anni di matrimonio, stando ai fatti di cronaca, l’uomo indusse la sua consorte a sottostare a perversi giochi erotici: intrattenere rapporti sessuali con giovani prestanti sotto il suo sguardo e quello della macchina fotografica.

L’uomo era un marchese e si chiamava Camillo Casati Stampa ed escludeva che sua moglie potesse invaghirsi, se non addirittura innamorarsi proprio di uno di quegli uomini che lui pagava per soddisfare i piaceri della coppia. Tuttavia, un giorno accadde qualcosa di inaspettato e in un impeto di gelosia Camillo, armato di fucile, compì un gesto folle, che fu letale per la povera Anna Fallarino e per il presunto amante, Massimo Minorenti. Poi, con un colpo sotto il mento, anche lui si tolse la vita. 

Una storia che scosse l’Italia intera. Erano gli anni della rivoluzione sessuale. E una vicenda torbida e scabrosa come questa attirò l’attenzione dell’opinione pubblica con morbosa efficacia, ma che segnò la tragedia di un’altra donna: la Marchesa Anna Edwing Cockrell, la madre di Camillo. Ed è la storia di questa donna che ha a che fare con la mia.

Ero piccolo quando la mia madrina di battesimo lavorava come governante della Marchesa a Palazzo Barberini, dove la nobildonna dimorava in un sontuoso appartamento.

Salivo scalinate illuminate da enormi lampadari, percorrevo lunghi corridoi arredati da mobili e quadri preziosi, calpestando guide rosse chilometriche, marmi e tappeti fatti a mano nelle botteghe dell’antica Persia. Era sempre sera quando incontravo la Marchesa, dopo l’orario di lavoro della mia madrina, e forse per questo motivo ho una sensazione crepuscolare del Palazzo, avvolto nell’oscurità, un mondo a parte, in un tempo lontano, al di fuori della quotidianità che vivevo.

La Marchesa Casati era molto anziana. La ricordo a letto, a causa di una frattura al femore, elegantissima nella sua candida camicia da notte di pizzo, che mi accoglieva chiamandomi chéri e parlando con uno spiccato accento anglosassone.

La mia madrina mi aveva raccontato aneddoti della sua vita, della sua famiglia, dei tornei di bridge, delle cene nei saloni del Palazzo e dei suoi viaggi. Solo molti anni dopo seppi la verità su suo figlio.

La Marchesa Anna Edwing Cockrell era la figlia di un senatore americano. Sposò il Marchese Camillo Casati Stampa di Soncino in seconde nozze. Il nobiluomo era stato unito in matrimonio con Luisa Amman, una vera femme fatal, eccentrica, collezionista d’arte, amante di D’Annunzio, dalla quale si separò nel 1914 per trasferirsi a Roma.

E fu a Roma che conobbe Anna Edwing, vedova di un diplomatico greco. Insieme andarono a vivere nello splendido Palazzo Barberini e Anna rimase incinta di Camillo II, nato nel 1927. 

Durante una Pasqua, la Marchesa mi regalò persino un uovo di cioccolato, il più grande e bello che avessi mai ricevuto, incartato di velluto rosso e infiocchettato con del nastro dorato ricamato; e non mancava mai di lasciarmi delle monete per comprarmi qualcosa…

L’estate mi scriveva cartoline, ne conservo due, una inviata da Villa Letizia e una precedente ricevuta il 5 giungo 1970, durante un suo soggiorno a Rocca di Papa, ai castelli romani. Poco prima che la sua famiglia venisse scossa dai fatti di cronaca nera.  

Sono tornato molte volte a Palazzo Barberini dopo la sua morte. Ancora mi perdo con la mente in quelle stanze, difficili da raggiungere, ricche di storia e di segreti. E ogni volta rifletto su quanto il male sia più vicino di quanto possiamo pensare. Il male è un’ombra che ci segue e in modo del tutto inaspettato può prendere il sopravvento. Solo il caso non ce lo fa incontrare ed è questa casualità a dare più i brividi.

 

Per non perdere i prossimi articoli iscriviti alla Newsletter di Giallorama ==> MI INTERESSA