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Avete mai visto traballare Miss Marple di fronte a cedimenti conturbanti?

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Le serie investigative hanno come fine ultimo la risoluzione di un mistero. Spesso troviamo un acuto investigatore o una scaltra investigatrice a condurre la trama attraverso la ricerca degli indizi, il vaglio delle testimonianze e la scoperta di dettagli solo all’apparenza insignificanti.

L’investigatore può agire da solo, o con un aiutante, con il quale instaura un rapporto a volte conflittuale, e l’investigatrice magari ha al suo fianco uno sceriffo. Esempi che troviamo sia nei libri, e nelle loro trasposizioni cinematografiche, che in televisione.

Sherlok Holmes e il dottor Watson sono una coppia indissolubile e quell’Elementare Watson! (Elementary, my dear Watson), che racchiude in sé tutto il loro rapporto di amicizia e stima reciproca, è impresso nei miei ricordi sin dall’adolescenza.

La signora in giallo rimane ancora un filone che non mi stancherò mai di guardare. Pur avendo visto dalla prima all’ultima stagione la serie che ha per protagonista la simpatica Jessica Fletcher, le sue avventure hanno il potere ammaliante di riportarmi agli anni della giovinezza.
Sembrerò un nostalgico, ma è così. Tornare al passato è il modo di vivere una spaccatura spazio-temporale che m’illude di poter viaggiare nel tempo e rimanere per sempre giovane.

Da Arthur Conan Doyle ad Agatha Christie, geni indiscussi del genere giallo, mi sono immerso in trame complicatissime, all’interno di una matassa che alla fine viene magicamente sbrogliata lasciandomi a bocca aperta di fronte ai rimandi, alle ragioni, i segreti e i retroscena dei personaggi.

Poi arrivano i giovani, adolescenti o teenager, catapultati, loro malgrado, in vicende ricche di suspense, di fronte alle quali non si limitano a essere investigatori, ma intraprendono un percorso di crescita personale e di amicizia che li formerà per sempre.

Nella teen suspense fiction si crea un connubio interessante che, oltre al pericolo, aggiunge lo sviluppo delle relazioni interpersonali, a volte amorose, arricchendo la trama con quel pizzico d’irrazionalità che l’investigazione chirurgica non ammetterebbe.

Ma facciamo un passo indietro, cos’è la cosiddetta Teen Fiction?

La teen fiction è la narrativa per giovani adulti, una categoria di narrativa scritta per lettori di età compresa tra 12 e 18 anni. I temi trattati nei romanzi, anche detti Young Adult, sono correlati all’età dei giovani lettori e all’esperienza del protagonista, che evolve e cresce.

Le regole sono molto diverse da quelle del giallo classico. Non ho mai visto Miss Marple (per ovvie ragioni anagrafiche) traballare di fronte a cedimenti conturbanti; o l’impeccabile Poirot essere irretito dal fascino di un corteggiamento imbarazzante.

Grazie ai teenager vivo un mix del genere trattato (che sia poliziesco o mistery) e attrazione che stravolge gli equilibri.

La Teenage wildlife sposta su diversi piani le crisi esistenziali dei protagonisti, accentuandole. Nella gioventù tutto è espresso alla massima potenza, ponendo i personaggi di fronte alle promesse del domani, all’insicurezza, al proprio posto nel mondo… desideri, lotte con le ombre, ricerca della verità, animano lo spirito nel profondo causando crisi spesso irrisolvibili.

Quando questi elementi sono ben bilanciati, la storia coinvolge non solo dal punto di vista del mistero, tendendo la tensione alla massima potenza fino all’ultima pagina, ma anche della risoluzione delle relazioni tra i protagonisti, la cui giovinezza permette di cedere alle passioni vissute già in prima persona dai lettori coetanei e apprezzate dagli adulti che troppo spesso hanno relegato in un cassetto della mente i loro anni corsari.

Un teen suspense innesca un percorso che tenta di stemperare la violenza del dramma con la leggerezza delle situazioni umane, permettendo ai diretti interessati di trovarsi in accordo o in disaccordo con le scelte dei loro beniamini.

Cavalcando le gesta di giovani eroi in un momento della vita in cui tutto è plasmabile, e non contempla rimpianti irreparabili, ritorno alla mia giovinezza.

Ecco perché un gruppo di giovani amici coetanei, magari un po’ strampalato, capitanato da un leader che non per questo evita di cercare nei suoi compagni le conferme di cui ha bisogno e ripone in loro la soluzione alle sue paure, mi provoca una miscela ricca di tensione e passione.

Da questi sentimenti è nato il personaggio di Achille Normanno, che da alcuni anni mi salva dal vuoto e mi fa compagnia nei momenti di solitudine, facendo riaffiorare vecchi ricordi adolescenziali. 

 

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