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Kindle e self publishing compiono dieci anni

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Il Kindle è arrivato in Italia nell’ottobre del 2009. C’erano altri dispositivi che già circolavano, ma è con l’e-reader di Amazon che il mondo degli ebook esce, anche dalle nostre parti, da una nicchia di appassionati nerd e diventa un prodotto popolare.

Tra coloro che cambiano le proprie abitudini di lettura, per tanti motivi, ci sono molti lettori forti (sono considerati tali quelli che leggono più di un libro al mese). E con il dispositivo e la sua diffusione si apre un’altra storia, quella del Kindle Direct Publishing, la piattaforma per le auto pubblicazioni di Amazon, che è stata sicuramente una delle innovazioni più importanti nel mondo editoriale di questi ultimi due lustri.

Non è l’unica, ovviamente, ma per numeri è sicuramente quella che per prima ha reso il self publishing una possibilità concreta anche dalle nostre parti.

È seguendo questo modello che oggi esistono piattaforme analoghe anche all’interno di sigle editoriali tradizionali. Volevamo parlarne su Giallorama, perché il digitale è un argomento che ci piace esplorare, e Andrea Pasino, Head of KDP Amazon di Italia, Francia e Spagna, ha risposto alle nostre domande. 

Il mondo di Kdp fa parte di un ecosistema, quello di Amazon, che ha contribuito e sta contribuendo in modo determinante alla rivoluzione digitale dell’editoria. Sia in termini di contenuti sia in termini di distribuzione. Una cosa come il Kindle Unlimited mette a disposizione una sconfinata biblioteca con un più che accessibile prezzo di dieci euro al mese. E Prime Reading, che è addirittura compreso nell’abbonamento di Amazon Prime, offre un’ulteriore selezione di titoli. Come sono cambiate le abitudini dei lettori con queste nuove possibilità?

In generale l’industria dell’editoria vede nella lettura la sua sfida centrale. Secondo il Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2020, a cura dell’Ufficio Studi dell’Associazione Italiana Editori (AIE), tra i cinque maggiori mercati editoriali europei, l’Italia è il Paese con il più basso indice di lettura di libri tra la popolazione adulta. In Italia, quasi  la  metà  (il 44%) di chi dichiara di aver letto, non arriva a tre libri l’anno e solo il 16% ha letto almeno un libro al mese. 

I libri sono parte del DNA di Amazon, essendo la categoria merceologica in cui l’azienda ha iniziato a operare negli Stati Uniti nel 1994, e da allora lavoriamo quotidianamente affinché i nostri clienti continuino a sviluppare la passione per la lettura. Vogliamo dunque offrire al cliente la migliore esperienza di acquisto che, nel caso specifico, si traduce proprio nell’offrire una accessibilità e disponibilità immediata del catalogo sul più ampio spettro possibile di generi e autori attraverso l’utilizzo di tutti i formati (cartaceo, digitale ed audio). 

Amazon ha sempre lavorato per incrementare la lettura, e il Kindle rientra proprio in questa logica: dà accesso immediato a un qualsiasi contenuto, e consente di leggerlo in meno di un minuto. È risaputo che la lettura compete con altre forme di intrattenimento come lo streaming e i giochi.

Nel tempo, l’arricchimento della nostra offerta è stato pensato proprio con l’obiettivo di incontrare i bisogni dei nostri clienti. Kindle Unlimited e Prime Reading hanno riscosso e continuano a riscuotere un grande successo e questo ci rende soddisfatti, perché significa che stiamo concorrendo positivamente allo sviluppo della passione per la lettura.

Condivido un dato interessante: una volta iscritti, gli abbonati Kindle Unlimited hanno aumentato di circa il 30% i libri letti.

La lettura in digitale sta aumentando o ha raggiunto una sua fetta di lettori stabile? E con il lockdown e le misure anti-Covid, il digitale è venuto in soccorso dei lettori che non potevano uscire di casa?

Come anticipato nella risposta precedente, l’ultimo report AIE del 2020 ci dice che in Italia il 25% della popolazione ha letto un e-book, un dato interessante se pensato all’interno di un contesto in forte cambiamento.

Secondo le stime di Netcomm, dall’inizio del 2020 a oggi sono 2 milioni i nuovi consumatori online in Italia (in tutto 29 milioni), 1,3 milioni dei quali sono da attribuire all’impatto dell’emergenza sanitaria Covid-19. 

Questi dati ci dicono che sicuramente l’esperienza digitale è venuta in soccorso non solo dei lettori che non potevano uscire di casa, ma anche per editori e autori che, grazie a un approccio multicanale, sono riusciti a mantenere attivo il proprio business.

Ogni aspetto del nostro quotidiano si trova nel mondo digitale, ormai una sorta di second life: lavoro, amicizie, relazioni familiari, intrattenimento di ogni tipo, informazione, cultura, film, serie, musica, giochi, social, eventi sportivi e tutto il resto. Anche il libro esiste in questo mondo, grazie all’eBook. Cosa avrebbe rischiato il libro a rimanere fuori da questo contesto? L’eBook, quindi, è il “competitor” del libro cartaceo o è piuttosto il suo migliore alleato?

L’eBook è senza alcun dubbio un alleato del libro. Amazon ha sempre sostenuto che una storia è una storia, indipendentemente dal formato in cui la si gode.

Allo stesso modo, il digitale è un alleato del lettore: questa esperienza di acquisto permette di dare accesso e fruibilità immediata a un ampio catalogo di titoli, ovunque il cliente si trovi, in qualsiasi momento del girono e della notte. 

Tra le cose che il digitale ha cambiato c’è il valore della permanenza di un testo. Sia per i vecchi libri, che non rischiano più di finire fuori produzione, sia per i nuovi, che non hanno più l’assillo di dover vendere subito per non correre il rischio di essere sostituiti sugli scaffali di una libreria. Questo allenta quel senso di urgenza che rischia di essere percepito come un limite alla creatività, soprattutto per gli esordienti?

Questo senso di urgenza continua a esserci anche oggi. Assistiamo a un aumento della competitività, nella sua accezione positiva. La creatività, la capacità di catturare il lettore e di accompagnarlo attraverso il racconto giocano, oggi più che mai, un ruolo importante.

Chi si è dimostrato più pronto alle trasformazioni del digitale: autori, lettori o editori?

Ogni trasformazione ha i suoi detrattori e i suoi sostenitori e richiede un processo di adattamento. In generale i clienti seguono le novità, soprattutto quando l’offerta è credibile e funzionale alle loro esigenze.

Sicuramente la trasformazione è avvenuta gradualmente, ma ora in generale anche gli editori pensano all’uscita contemporanea sia per la versione digitale sia per la versione cartacea. 

Possiamo però sottolineare che autori, lettori, editori e tutti gli attori coinvolti in questo settore non possono non cogliere le opportunità che la trasformazione digitale sta portando. Opportunità che consentono di offrire un’ampia selezione di titoli, insieme ad una accessibilità ed una fruibilità immediate. 

Veniamo al Kdp. Dieci anni di Kdp in Italia. Vorrei provare a dare una dimensione del fenomeno. Se posso, vi chiederei qualche numero. So che Amazon non rilascia cifre sulle vendite, ma è possibile fare una stima in termini di percentuale, per capire che dimensione ha raggiunto il self publishing dalle nostre parti? 

Su questo non ho dati italiani da condividere, ma possiamo darti alcune informazioni di carattere europeo: grazie a Kindle Direct Publishing, nel 2019 gli autori indipendenti rappresentavano circa 21% dei 100 titoli più venduti in Europa.

Com’è cambiato il mondo del self publishing? La percezione che ho io è che attorno a questo percorso sia nato un nuovo mondo che riproduce il contesto editoriale tradizionale ma in modo disaggregato, freelance, che sta all’autore riaggregare attorno a sé. Editor, grafici, gruppi di lettura. Redazioni liquide. Tutto questo quanto ha inciso nella qualità e nella credibilità dell’autopubblicazione in generale?

Non vogliamo fare speculazioni sulla qualità e credibilità del self publishing. Amazon offre agli autori indipendenti diversi strumenti su come poter pubblicare il proprio libro, sia in versione cartacea sia per eBook Kindle.

Offriamo supporto e strumenti per le fasi necessarie che accompagnano l’autore passo passo: dalla creazione della copertina, alla creazione di immagini, fino alla condivisione di informazioni utili per la traduzione in altre lingue del prodotto finale.

Sono certo che tra gli scrittori del vostro blog alcuni possano testimoniare in prima persona quanto KDP sia uno strumento utile per il successo editoriale.

Il self publishing oggi si è professionalizzato? Questo, se da una parte aumenta la credibilità delle pubblicazioni indipendenti, dall’altra genera, secondo voi, il rischio che questo tipo di approccio faccia perdere freschezza, originalità e voglia di sperimentare agli autori che prendono questa via? 

Anche il self publishing si è migliorato nel tempo e i dati lo confermano. Attraverso KDP, nel 2019, gli autori indipendenti rappresentano circa il 21% dei 100 titoli più venduti in Europa.

Guarderei questa realtà come ulteriore opportunità per quegli autori indipendenti che vogliono liberare la propria creatività e coltivare la propria passione.

Il self publishing rappresenta un patrimonio, non solo per gli autori che abbracciano questa strada, ma anche per gli amanti della lettura che hanno l’occasione di scoprire ed apprezzare nuove produzioni letterarie.

Rispetto agli altri Paesi, il mondo dei self publisher in Italia ha caratteristiche diverse? Come approccio, per esempio. Come dimensione. Come accoglienza da parte del pubblico. Come predisposizione alla sperimentazione da parte degli autori, esordienti o già affermati nei canali tradizionali?

Anche in questo caso farei parlare i dati che ci aiutano ad avere uno sguardo oggettivo. Secondo il Report 2020 sull’editoria in Italia di AIE, in generale il mercato del libro ha vissuto un 2019 positivo.

Il peso della produzione di eBook in self publishing risulta rilevante, visto che le prime venti piattaforme hanno proposto più di 20mila titoli, che rappresentato circa il 40% della produzione complessiva. 

C’è chi pensa che l’autopubblicazione funzioni quando non si vede. Quando cioè il risultato di questo percorso è un libro che non è diverso da come sarebbe stato se lo avesse pubblicato un buon editore. Condividete quest’idea?

Il self publishing deve essere approcciato come una ulteriore possibilità per autori ed autrici che vogliono intraprendere la strada della scrittura. La bontà del risultato non sta a noi giudicarla, piuttosto saranno i clienti, i lettori, a decretarla.

Quest’anno c’è stata la prima edizione di Amazon Storyteller, il primo premio letterario dedicato al self publishing. Com’è andata? Visto l’elevato numero di opere che si sono iscritte, in molti si sono chiesti: come sono stati scelti i finalisti?

Obiettivo di Amazon Storyteller 2020 è di sostenere sia gli aspiranti autori sia gli scrittori già affermati a pubblicare la loro prima o la loro prossima storia. Questo premio incoraggia le persone ad essere creative e a coltivare la propria passione per la scrittura.

La prima edizione dedicata alla scoperta di nuove produzioni letterarie rivolte ad autori indipendenti ha visto la partecipazione di circa 1.800 autori e lo scorso 11 novembre è avvenuta la proclamazione del vincitore in diretta streaming sulla pagina FB di Libreriamo.

I 5 libri finalisti sono stati selezionati da un team Amazon in base all’interesse dimostrato dai clienti Amazon e altri elementi più tecnici del libro, mentre il vincitore, Salvino Muscarello con il suo legal-thriller La Corrente invisibile, è stato proclamato da parte della giuria formata dai giornalisti Alessia Rastelli e Filippo Solibello e dagli autori Giulia Beyman, Riccardo Bruni; la giuria è stata presieduta da Mariangela Marseglia, VP e Country Manager di Amazon.it e Amazon.es e da Gaia Migliavacca, Kindle Manager di Amazon.it. 

Una curiosità che si chiedono un po’ tutti riguarda il funzionamento delle classifiche del Kindle Store. Potete svelarci qualche dettaglio sul mitico algoritmo? Quali sono i dati che “pesano” di più? 

Le classifiche dei libri Kindle, come quelle dei prodotti best seller, vanno a calcolare il numero di donwload e le letture attraverso servizi come Prime Reading e Kindle Unlimited, in maniera dinamica, ovvero costantemente durante la settimana.

Librerie fisiche. Ci sono prospettive per i self publisher di Kdp su questo fronte? Quali differenze ci sono in questo momento tra la realtà americana e quella italiana sul piano della distribuzione fisica dei libri cartacei?

Grazie allo store Amazon Business dedicato ai libri, i librai possono approvvigionarsi di tutti i libri disponibili, inclusi quelli di autori KDP che hanno reso disponibile la versione cartacea su amazon.it.

Quali consigli dareste a un aspirante autore che si avvicina al mondo Kdp? E a chi fosse indeciso su quale strada prendere, se cioè bussare alla porta di un editore o tentare la via del self publishing, quali aspetti consigliereste di prendere in considerazione?  

Essere un autore o un’autrice non è mai stato semplice, anche prima dell’arrivo della trasformazione digitale. Oggi vi sono diversi strumenti e servizi a supporto, l’importante è non demordere e continuare a perseguire il proprio obiettivo. 

Ormai è risaputo che gli editori hanno spesso utilizzato il bacino degli autori Kdp nella ricerca di nuove voci da pubblicare.

Inoltre, ci sono tantissimi esempi di autori KDP puri che hanno trovato la propria realizzazione con l’autopubblicazione, o autori già editi attraverso publisher tradizionali che hanno scelto successivamente l’autopubblicazione, nonché autori che, oltre a pubblicare in cartaceo tramite case editrici, scelgono di utilizzare KDP in digitale in piena autonomia.

 

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