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Paola Alberti e l’indagine sul poliziesco italiano

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L’amore per i gialli nasce quando è solo una bambina e cresce negli anni tanto che non si limiterà a leggerli e si cimenterà con successo nello scriverli.

La giornalista e scrittrice Paola Alberti ha dato alle stampe Uno studio in giallo. Indagine sul poliziesco italiano, edizioni ETS.

Un saggio appassionato in cui emerge la profonda conoscenza del tema che l’autrice tratta con preziose citazioni e riportando punti di vista anche discordanti su scrittori intoccabili come Agatha Christie, la regina del giallo classico.

Nei sei capitoli del suo libro, Paola Alberti spiega innanzitutto che cosa si intende per giallo – partendo dai suoi elementi essenziali: il delitto, l’indagine e la soluzione o scoperta –, quali sono le regole del poliziesco, e delinea “una storia del giallo italiano che dal 1883 con L’assassinio nel vicolo della luna di Jarro, alias Giulio Piccini, passando attraverso la creazione della collana editoriale Il Giallo Mondadori (1929), chiusa a causa della censura fascista nel 1941 e riaperta nel 1946, approda agli anni Sessanta con il successo dei romanzi di Giorgio Scerbanenco che dà dignità e spessore letterario alle storie poliziesche d’ambientazione italiana, fino al noir contemporaneo di cui sono scrittori di spicco Massimo Carlotto, Carlo Lucarelli, Marcello Fois e altri autori” facendo un percorso geografico delle crime stories italiane.

Con grande accuratezza, Paola Alberti ricostruisce la storia del giallo italiano a partire dal primo poliziotto letterario nazionale, il commissario Lucertolo creato dalla penna di Giulio Piccini, giornalista, critico teatrale e gastronomo.

Anche se la data a cui si fa risalire l’origine del poliziesco italiano, come precisa Paola Alberti, è il 1929.

Una data convenzionale che si riferisce alla nascita della collana editoriale della Mondadori con il cosiddetto oblò giallo, ovvero il cerchio color canarino che contraddistingueva le copertine e che valse il nome di “giallo” al poliziesco italiano.

Seguiamo quindi la storia del giallo italiano lungo un percorso geografico: la Milano di Scerbanenco, Andrea G. Pinketts, Paolo Roversi che dirige il webpress MilanoNera, Rosa Teruzzi, Romano De Marco, Raoul Montanari, Elda Lanza.

La Torino di Carlo Fruttero e Franco Lucentini, Margherita Oggero; la Bologna di Loriano Macchiavelli, Carlo Lucarelli con il suo sovrintendente della Polizia Marco Coliandro, Marilù Oliva; la Firenze di Marco Vichi con il suo commissario Bordelli.

E poi Roma con Carlo Emilio Gadda, Giancarlo De Cataldo e il suo Romanzo criminale; Bari con Gianrico Carofiglio e il suo avvocato Guerrieri; Napoli con Vincenzo de Falco e Diana Lama, Maurizio De Giovanni, con il suo commissario Ricciardi.

Quello a noi contemporaneo è un investigatore antieroe: Marco Buratti, uscito di galera e detto l’Alligatore, il protagonista dei romanzi di Massimo Carlotto, fino al commissario Salvo Montalbano del maestro Andrea Camilleri.

Personaggi che conosciamo non solo dalla lettura e quindi dalle nostre creazioni di fantasia ma anche dalla televisione.

Non è certo un mero elenco di nomi e opere il saggio di Paola Alberti, che entra nella profondità del giallo, genere in grado di tenere desta l’attenzione del lettore con la sua tensione emotiva. Genere che sempre di più si presta a indagare la realtà contemporanea, i processi di trasformazione sociale.

L’autrice si dedica in particolare alla figura di Agatha Christie, analizzandone estimatori e detrattori; alla letteratura di genere e al giallo nelle letterature, dall’Amleto di Shakespeare a Dostoevskij; ai pionieri del nuovo giallo contemporaneo: Glauser, Dürrenmatt e Gadda; e infine al nuovo giallo italiano contemporaneo.

L’autrice libera la narrativa poliziesca e noir contemporanea dalla definizione di genere per elevarla a letteratura cosiddetta alta.

 

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