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Trent’anni di Twin Peaks – Parte II

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«Siamo come il sognatore che sogna e vive nel sogno. Ma chi è il sognatore?»

Chi aveva il compito di dare un senso a ciò che, forse, un senso proprio non l’aveva? Chi era la mente razionale che doveva tenere a freno il genio scomposto di David Lynch? Ecco, forse non si era scelto proprio il più razionale di tutti ma, sicuramente, si trattava dell’unico autore che poteva legare con un filo i pensieri che fuoriuscivano dalla loggia nera.

Mark Frost nel 1990 aveva 37 anni. Respirava cinema fin da bambino, essendo figlio di Warren Frost, attore rinomato negli anni Sessanta e Settanta (e che ha recitato anche nella stessa Twin Peaks). Mark era stato un genio precoce della televisione americana che, già a fine anni Settanta, giovanissimo, scriveva sceneggiature per L’uomo da sei milioni di dollari. Negli anni Ottanta legò il suo nome a una serie poliziesca di gran successo sulla NBC: Hill Street Blues. In fondo, poteva ancora sembrare una carriera minimale per poter tenere testa a un mostro sacro come David Lynch e invece…

«Ci rivediamo tra 25 anni!»

Questa era la storica promessa sussurrata nell’orecchio dell’agente Dale Cooper da Laura Palmer nell’ultima puntata della seconda stagione. E le promesse si devono mantenere.

David Lynch e Mark Frost ci misero proprio quel tempo per elaborare la terza stagione. Nel mezzo, un film (Fuoco cammina con me) che è un prequel di tutto e dovrebbe, e l’uso del condizionale è d’obbligo, spiegare qualcosa sui misteri di Laura Palmer. Che poi non sono misteri solo suoi.

Già, perché nella apparentemente tranquilla cittadina di Twin Peaks sono tante le cose strane che accadono. Tante da meritare le attenzioni della Blue Rose, una speciale task force tra l’esercito statunitense e l’FBI, comandata dal vicedirettore Gordon Cole (interpretato nella serie dallo stesso David Lynch). Un’attenzione spasmodica il cui lavoro confluisce in due libri monstre scritti proprio da Mark Frost ed essenziali per chiunque voglia provare a capirci qualcosa (sempre che sia necessario… capirci qualcosa): Le vite segrete di Twin Peaks e Twin Peaks il dossier finale (entrambi pubblicati da Mondadori in Italia).

E, anche nel campo della letteratura, la serie va oltre i generi.

I libri si presentano come se fossero veri dossier dell’FBI, con centinaia di documenti, appunti, rapporti, articoli da vecchi giornali ingialliti, avvistamenti di U.F.O., descrizioni di antiche leggende dei nativi pellerossa, foto sfuocate, schede degli abitanti,… il tutto catalogato con attenzione dall’agente Tammy Preston (a cui, nella terza stagione, presta il volto Chrysta Bell, cantante jazz, dotata di un fisico da fotomodella e una voce da usignolo; una delle muse di David Lynch, con cui ha pubblicato uno splendido album).

«I gufi non sono quello che sembrano.»

Nessuno riesce ad abbandonare quei boschi vicino alla cascata e allontanarsi troppo da quei misteri. Dopo il successo di Twin Peaks, Mark Frost ha intrapreso una interessante carriera da scrittore, sempre accompagnato dalle sue ossessioni, dimostrandoci che non era l’uomo più adatto a frenare David Lynch e, giustamente, nessuno aveva intenzione di frenarlo. In particolare “La profezia del paladino” è il primo romanzo di una trilogia in cui dimostrò i vicoli contorti della sua mente. Io definisco quel libro un Harry Potter scaraventato nel mondo di Twin Peaks e credo dia l’idea.

«Che cosa sono le lacrime? Ci sono persino piccoli condotti, i condotti lacrimali, per produrre queste lacrime, in caso di tristezza. Poi, il giorno in cui la tristezza ci colpisce, ci chiediamo: “Chissà se questa tristezza, che mi fa piangere, chissà se questa tristezza che mi spezza il cuore avrà mai fine?” La risposta, ovviamente, è sì. Un giorno, la tristezza avrà fine.»

Venticinque anni sono tanti nella vita di un uomo. Venticinque anni tra la seconda e la terza stagione e la gioventù dei suoi protagonisti svanisce. Venticinque anni che ci portano via Catherine E. Coulson, che interpretava la Signora Ceppo, fonte inesauribile di aforismi. Venticinque anni che ci portano via David Bowie con il suo spirito che aleggia come una scarica elettrica. Venticinque anni che ci portano via Miguel Ferrer e Peggy Lipton, meravigliosi caratteristi. Venticinque anni e non c’è più Jack Nance, attore feticcio di David Lynch. Venticinque anni e non c’è più Frank Silva, il mostro più iconico della storia della TV.

E poi, la domanda che tutti si fanno è: “Avremo una quarta stagione?” Il ricambio generazionale sarà in grado di gestire i misteri di Twin Peaks?

«Io non credo nel destino, agente Cooper. Ho sempre pensato che siamo noi a costruirci il futuro con le nostre mani, mattone su mattone.»

Fin dalla conclusione della terza stagione, il dibattito su internet è sfociato sulla possibilità di averne una quarta. Come abbiamo visto, gli storici protagonisti sono invecchiati e molti non ci sono più. Gli stessi David Lynch e Mark Frost non sono più così giovani… eppure… i misteri vivono ancora a Twin Peaks e molti non hanno ancora una risposta.

A fine 2020 è letteralmente esplosa sui social la notizia che David Lynch sta lavorando a una nuova serie televisiva per Netflix. Tredici episodi il cui nome in codice è stato, inizialmente, Wisteria, per poi diventare Unrecorded night. E tutti… “Avrà contatti con Twin Peaks?”. Mark Frost è stato bombardato di richieste, tanto da dover smentire ufficialmente il suo coinvolgimento nel nuovo progetto del geniale regista. Per noi: no, Mark Frost? No Twin Peaks.

Non ci resta che aspettare. E se, nel mentre, vi capitasse una notte piovosa, alzate lo sguardo. Una scritta rossa illuminerà l’oscurità. THE BANG BANG BAR. Sento la musica. Osti del Roadhouse, preparate la birra.

 

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