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Un nostalgico addio a Leo Berni

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Ci sono romanzi che trasformano una giornata uggiosa e grigia, di quelle sferzate dai primi venti gelidi invernali, in radiosi pomeriggi di primavera, pieni di tepore e conforto.

È questa una delle sensazioni che provo quando termino una storia in grado di appassionarmi, di commuovermi e di farmi sorridere. Da lettrice cerco l’evasione; da editor scovo dettagli tecnici da condividere nei miei canali per insegnare attraverso i romanzi la difficile e appassionante arte della scrittura narrativa.

Inauguro il blog di Giallorama parlando di una serie a cui sono molto affezionata, la trilogia dedicata all’avvocato Leo Berni, ideata e scritta da Riccardo Bruni, uno dei partner di questa nuova avventura, ma soprattutto uno scrittore che stimo e che seguo fin dall’inizio della sua carriera con grande ammirazione.

Ho avuto il piacere e l’onore di leggere in anteprima Ancora un giro di blues terzo e ultimo romanzo della serie inaugurata da Una sera di foglie rosse e Di questo e altri mondi.

Leo Berni è un avvocato, ma non uno di grido, che lavora in uno scintillante studio pieno di giovani promesse; Leo Berni è un avvocato che si dedica a clienti difficili, gli ultimi della società, furfanti e spacciatori, uomini e donne di cui conosce già, prima ancora di affrontare il processo, le reali colpe criminali.

Leo Berni vive a Siena, vive in modo sregolato, beve caffè solubile e la sede del suo ufficio è all’interno del suo ristorante preferito. È l’avvocato protettore delle cause perse.

La trilogia dedicata a Leo Berni si inserisce a tutti gli effetti nel filone del legal thriller, un sottogenere del thriller, in cui i personaggi sono di solito avvocati, pubblici ministeri, giudici e altre figure del mondo giudiziario.

In questa terza e ultima avventura dedicata al personaggio seriale, al protagonista capita un caso quasi per caso – o per destino, chissà – una vecchia amica lo intercetta in tribunale e gli chiede aiuto per una giovane immigrata somala, Samira, accusata di aver ucciso il patrigno.

Nessuno dei casi di cui Leo Berni si deve occupare è lineare. Dietro un’accusa di omicidio schiacciante, si cela una verità insospettabile, che il nostro avvocato a determinato a rendere pubblica per fare quello che gli riesce meglio: giustizia.

In una Siena invernale, che si prepara a godere dell’atmosfera natalizia, il protagonista della storia ci fa immergere di nuovo in un mondo narrativo concreto e visivo, quello toscano delle osterie, impreziosito da intingoli grassi e carni saporite; dei negozi di dischi ormai obsoleti e destinati all’oblio di un mondo che va veloce; dei mercatini di Natale all’aperto, con i loro profumi celestiali e il cibo etnico.

E allo stesso tempo Leo Berni permette al lettore di fare un viaggio nel passato, nella musica dei Pink Floyd, per cui l’avvocato ha una vera e propria ossessione, le nottate passate con gli amici a combattere battaglie a colpi di giochi da tavolo, le amicizie che non hanno risentito del passare del tempo, il calore di chi è sempre pronto a sostenerti nel momento del bisogno.

Su tutto domina un incredibile mix di sensazioni ed emozioni che vivono in questo avvocato nerd, poco eroico e molto anti-eroe, che crede di aver sbagliato troppo in passato e di non avere ancora smesso di farlo; spaventato dalla velocità di alcuni incredibili cambiamenti che accadono attorno a lui; un vero asso nell’arte della divagazione, che usa come arma di difesa per non affrontare di petto le situazioni che lo mettono in seria difficoltà.

In questo terzo e ultimo romanzo, il protagonista si trova non solo a dover indagare in un mondo criminale pericoloso, ma anche a lottare contro una sottile ma persistente convinzione: l’immigrata di turno è sicuramente un’omicida, anche se ha poco più di vent’anni, ed è madre di un bimbo di sei.

È un avvocato malinconico, Leo, un essere umano dedito al prossimo, che si porta dietro un dramma importante, e che lo rende così rigido nel suo personale concetto di giustizia.

Nemmeno un caso disperato come si prospetta quello di Samira lo convincerà a demordere, e con l’aiuto di Achille, suo mentore e iniziatore al mestiere dell’avvocatura, che nonostante le maledizioni vigila su di lui, Leo inizierà una serie di indagini al limite dell’illegale pur di addentrarsi nella verità, e trovare il modo di scagionare la giovane Samira da un destino crudele e già segnato.

La caratterizzazione del personaggio – e la sua evoluzione – è uno degli elementi tecnici a cui prestare grande attenzione durante la lettura di questo ultimo romanzo e della trilogia in generale. Leo si svela un po’ alla volta all’ignaro lettore, che lo apprezza per la sua grande umanità, i suoi difetti evidenti e la sua incapacità di prendersi sul serio.

La grande connessione tra il mondo narrativo del presente e l’eredità nostalgica dei tempi che furono, è il secondo elemento che voglio sottolineare. Non c’è niente di meglio, per chi scrive narrativa, che far sentire un pesce fuor d’acqua un personaggio seriale, un uomo che vive nel presente ma che non lo comprende fino in fondo, rifugiandosi nel suo passato.

L’abilità e la scrittura di Riccardo, infine, meritano grande attenzione e studio. Nessuna notizia, nessun dettaglio viene restituito al lettore in modo dozzinale e ripetitivo. Divertenti e molto apprezzate le trascrizioni delle notifiche dei messaggi audio di WhatsApp, che sono diventati un must del nostro quotidiano, da cui nemmeno Berni si salva.

Le descrizioni sono accurate e funzionali, evocative e percettive. La propensione al divagare del protagonista viene dosata con maestria, interrompendo le sequenze d’indagine più interessanti, per far soffrire il lettore e spingerlo a proseguire col romanzo.

Di particolare intensità sono anche le ricostruzioni degli stati d’animo di Berni, un uomo perennemente diviso tra ciò che ha lasciato andare – la figlia Nora, il caro amico Giampaolo – e le novità del presente – la giornalista e amica Claudia Perrone, un possibile nuovo amore. Un uomo che non pensa di meritare la felicità e si racchiude nel suo bozzolo per evitare la delusione.

Ho letto Un altro giro di blues in pochi giorni, divorandolo tra una pausa lavorativa, mentre cucinavo – il Kindle in bilico tra i fornelli – strappando pochi minuti prima di cedere al sonno della sera.

E alla fine, commossa dall’ultima pagina, che arriva sempre troppo presto quando un romanzo appaga tutti i sensi e nutre la fervida immaginazione del lettore, ho chiuso il Kindle e ho sospirato, in preda alla nostalgia. Perché è questo che fanno i romanzi che lasciano un segno: ammantano di nostalgia il resto della giornata, della settimana, del mese, lasciando il lettore in un limbo tutto personale, quel limbo in cui non è ancora il momento di iniziare una nuova storia e si pensa con grande rammarico al romanzo concluso da poco.

Ho cercato, in questi giorni, di trovare le parole per comunicare ad altri lettori quanto questo straordinario personaggio, e la trilogia a lui dedicata, mi abbiano tenuto compagnia in momenti difficili e stressanti, trasformando la fatica e la pesantezza in levità e gioia.

Una lettura rapida, una scrittura brillante, un protagonista pieno di conflitti. Tre ingredienti fondamentali che non possono non convincerti a dare una possibilità a Leo Berni.

 

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